La risposta è sì: la green economy sta aumentando la domanda di competenze specializzate perché la sostenibilità è passata da obiettivo generale a requisito operativo in imprese, cantieri, impianti e servizi. In Italia il segnale più netto arriva da Unioncamere-Excelsior: nel 2025 il 57,2% delle imprese investe in competenze green; l’attitudine al risparmio energetico è richiesta nel 79,8% delle entrate programmate, pari a oltre 4,6 milioni di posizioni, mentre le competenze tecniche per la gestione di prodotti e tecnologie green riguardano il 58,8% dei profili, cioè più di 3,4 milioni di entrate. Questo significa che la transizione ecologica non riguarda più soltanto specialisti ambientali: coinvolge una parte ampia del lavoro ordinario, dalla progettazione alla manutenzione, fino alla gestione dei processi.
Dove si concentra la richiesta di nuove professionalità
Si concentra soprattutto nei settori in cui l’efficienza energetica produce effetti concreti e misurabili. Sempre Unioncamere segnala che costruzioni, meccatronica e servizi turistici esprimono insieme quasi 2 milioni di entrate programmate e coprono più di un terzo della domanda nazionale di competenze legate al risparmio energetico e alle tecnologie verdi. Il quadro europeo conferma la direzione: secondo Eurostat, l’occupazione nell’economia ambientale dell’Unione è passata da 3,6 milioni di unità equivalenti a tempo pieno nel 2014 a 5,8 milioni nel 2023. Nello stesso periodo, le attività collegate a rinnovabili ed efficienza energetica sono salite da 0,6 a 1 milione di posti equivalenti, con un aumento del 70%. Dietro questi numeri ci sono edifici da riqualificare, impianti da installare, sistemi da monitorare, reti da rendere più intelligenti.
Perché servono competenze più specialistiche
Servono perché il lavoro “green” non coincide con un’etichetta, ma con attività tecniche sempre più complesse. L’Agenzia internazionale dell’energia rileva che nel 2023 l’occupazione nelle filiere dell’energia pulita ha raggiunto 34,8 milioni di addetti, superando quella dei combustibili fossili, ferma a 32,6 milioni. Nello stesso rapporto l’IEA osserva che il solo comparto della power generation pulita ha rappresentato il 40% della crescita occupazionale energetica dell’anno, trainato da costruzione, installazione, manifattura, reti e digitalizzazione dei sistemi. IRENA e ILO aggiungono un dato molto utile per capire il peso del fotovoltaico: nel 2023 i posti di lavoro legati al solare fotovoltaico hanno toccato 7,1 milioni a livello mondiale, pari al 44% dell’occupazione rinnovabile globale. In pratica, cresce il bisogno di persone che sappiano unire elettrotecnica, sicurezza, lettura dei dati, normativa e uso di strumenti digitali.
Quali competenze fanno davvero la differenza
Fanno la differenza quelle che mettono insieme tecnica, capacità di adattamento e comprensione dei processi. Cedefop ricorda che la transizione verde richiederà almeno una quota di upskilling o reskilling in tutte le occupazioni, non soltanto in quelle nate di recente. In Italia, però, il problema non è soltanto formare: è trovare persone già pronte. Unioncamere segnala che nel 2025 le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per il 53,4% delle entrate relative ai green jobs, contro il 43,7% delle professioni non green; tra artigiani e operai specializzati la criticità sale al 63%. È un dato importante perché mostra dove si apre il divario: impiantistica, manutenzione, edilizia efficiente, gestione tecnica dei prodotti sostenibili. Conta molto anche il livello di istruzione: in valore assoluto i green jobs si concentrano soprattutto tra chi possiede una qualifica o un diploma professionale, mentre l’incidenza più alta si registra tra i diplomati ITS Academy.
Come si sta adattando l’offerta formativa
Si sta adattando con percorsi più modulari, più vicini ai bisogni reali delle imprese e più accessibili anche agli adulti. Cedefop sottolinea che la formazione professionale e tecnica è cruciale per rispondere ai cambiamenti della domanda di lavoro portati dalla transizione verde, proprio perché consente di aggiornare rapidamente i contenuti e di allinearli ai fabbisogni dei territori. In questo spazio si inseriscono anche piattaforme informative come Formazionepiù, un portale dedicato a diploma, recupero anni, scuole serali e orientamento, che attraverso formazionepiu.it raccoglie guide e contenuti utili per chi vuole rientrare in formazione o capire quale percorso scegliere. Il punto, oggi, è rendere l’aggiornamento meno astratto: più competenze verificabili, più collegamento con casi concreti, più possibilità di studiare senza uscire dalla vita quotidiana.
Che cosa significa per studenti, lavoratori e imprese
Significa che le competenze green stanno diventando una base competitiva, non un’aggiunta opzionale. Per chi studia, vuol dire puntare su percorsi in cui sostenibilità, energia e digitale dialogano tra loro. Per chi lavora, vuol dire aggiornare conoscenze già possedute: lettura dei consumi, uso di software di monitoraggio, norme tecniche, materiali efficienti, gestione degli impatti. Per le imprese, vuol dire investire prima che il divario di competenze rallenti cantieri, installazioni e innovazione. I dati europei e italiani convergono su questo punto: l’economia ambientale crea occupazione, il fotovoltaico e le altre tecnologie pulite assorbono lavoro qualificato, e la difficoltà di trovare profili adatti resta alta. La traiettoria è ormai chiara: nella green economy il vantaggio non nasce soltanto dalla tecnologia disponibile, ma dalla qualità delle persone che sanno usarla bene.
